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Dio
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Un mwfqdio (o mwfgdivinità) è un essere supremo oggetto di mwfwvenerazione da parte degli uominicite-ref-1[1]cite-ref-2[2], che credono sia dotato di poteri straordinari; nelle diverse culture mwiareligiose viene variamente mwiqdenominato e significato.cite-ref-3[3] Lo studio delle sue differenti rappresentazioni e del loro procedere storico è oggetto della mwjgscienza delle religioni e della mwjwfenomenologia della religione mentre l'esistenza, la natura e l'esperienza del divino sono oggetto di riflessione delle mwkateologie e di alcuni ambiti mwkqfilosofici come la mwkgmetafisica, ma si riscontra anche in altri ambiti culturali, come la mwkwletteratura o l'mwlaarte, non necessariamente collegati con la pratica religiosa.

A seconda del fatto che il credo sia mwlgmonoteista o mwlwpoliteista, il dio oggetto di venerazione può essere uno oppure gli dèi venerati possono essere plurimi.

Contents

Deismo
Note

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I nomi della divinità: i loro significati e le loro origini

I nomi utilizzati per indicare questa entità sono numerosi quanto numerose sono le lingue e le culture.

• Nelle lingue di origine latina come l'italiano (mwsgDio), il francese (mwswDieu) e lo spagnolo (mwtaDios), il termine deriva dal mwtqlatino mwtgDeus (a sua volta collegato ai termini, sempre latini, di mwtwDivus, "splendente", e mwuaDies, "giorno") proveniente dal termine mwuqindoeuropeo ricostruito mwug*Deiwos. Il termine "Dio" è connesso quindi con la radice indoeuropea: *div/*dev/*diu/*dei, che ha il valore di "luminoso, splendente, brillante, accecante", collegata ad analogo significato con il mwuwsanscrito mwvaDyáuh. Allo stesso modo si confronti il mwvqgreco Δῖος e il mwvggenitivo di Ζεύς [Zèus] è Διός [Diòs], il mwvwsanscrito mwwadeva, l'aggettivo latino mwwqdivus, l'mwwgittita mwwwšiu.
• Nelle lingue di origine germanica come l'inglese (mwxqgod), il tedesco (mwxgGott), il danese (mwxwgud), il norvegese (mwyagud), lo svedese (mwyqgud), sono relazionati all'antico frisone, all'antico sassone e all'olandese medievale mwyggot; all'antico e al medievale alto germanico mwywgot; al gotico mwzagut; all'antico norvegese mwzqguth e mwzggoth nel probabile significato di "invocato". Maurice O'Connell Walshecite-ref-4[4] lo relaziona al sanscrito mwba-hūta quindi mwbq*ghūta (invocato). Quindi forse da relazionare al gaelico e all'antico irlandese mwbgguth (voce) e all'antico celtico mwbw*gutus (radice mwca*gut).cite-ref-5[5]
• Nella lingua greca, antica e moderna, il termine è mwdgtheós (θεός; pl. θεοί mwdwtheòi). L'origine è incerta.cite-ref-6[6] mwfaÉmile Benveniste, tuttavia, nel suo mwfqLe Vocabulaire des institutions indo-européennescite-ref-7[7] collega mwggtheós a mwgwthes- (relazionato sempre al divino)cite-ref-8[8] e questo a mwia*dhēs che si ritrova nel plurale armeno mwiqdikmwigc (gli "dèi", mwiw-kmwjac è il segno plurale). Quindi per mwjqÉmile Benveniste: «è del tutto possibile - ipotesi già avanzata da tempo - che si debba mettere in questa serie mwjgTheós 'Dio' il cui prototipo più verosimile sarebbe proprio mwjw*thesos. L'esistenza dell'armeno mwkadikmwkqc 'dèi' permetterebbe allora di formare una coppia lessicale greco armenacite-ref-9[9]».
• In ambito mwlwsemitico il termine più antico è mwmaʾmwmqEl (in mwmgebraico אל), corrispondente all'mwmwaccadico mwnaIlu(m) (cuneiforme accadico ) e al cananaico mwngʾEl o mwnwʾIl (mwoafenicio ), la cui etimologia è oscura anche se sembrerebbe collegata alla nozione di "potenza".cite-ref-10[10]
• Nell'ambito della letteratura religiosa ebraica i nomi con cui viene indicato Dio sono: il già citato mwpwʾEl; mwqaʾEl ʿElyon (mwqqʿelyon nel significato di "alto" "più alto"); mwqgʾEl ʿOlam ("Dio Eterno"); mwqwʾEl Shaddai (significato oscuro, forse "Dio Onnipotente"); mwraʾEl Roʾi (significato oscuro, forse "Dio che mi vede"); mwrqʾEl Berit ("Dio dell'Alleanza"); mwrgʾEloah, (plurale: mwrwʾElohim , meglio mwsaha-ʾElohim il "Vero Dio" anche al plurale quindi; mwsqha per distinguerlo dalle divinità delle altre religioni o anche mwsgʾElohim ḥayyim, con il significato di "Dio vivente"); mwswʾAdonai (reso come "Signore"). Il nome che appare più spesso nella Bibbia ebraica è quello composto dalle lettere ebraiche י (mwtayod) ה (mwtqheh) ו (mwtgvav) ה (mwtwheh) o mwuatetragramma biblico (la scrittura ebraica è da destra a sinistra): traslitterato quindi come mwuqYHWH, il nome proprio del Dio di Israele.cite-ref-11[11] Gli ebrei si rifiutano di pronunciare il nome di Dio presente nella Bibbia, cioè mwvgי*ה*ו*ה (mwvwtetragramma biblico) per tradizioni successive al periodo post-esilico e quindi alla stesura della mwwamwwqTōrāh. L'Ebraismo insegna che questo nome di Dio, pur esistendo in forma scritta, è troppo sacro per essere pronunciato. Tutte le moderne forme di Ebraismo proibiscono il completamento del nome divino, la cui pronuncia era riservata al sommo sacerdote, nel mwwgTempio di Gerusalemme. Poiché il Tempio è in rovina, il nome non è attualmente mai pronunciato durante riti ebraici contemporanei. Invece di pronunciare il tetragramma durante le preghiere, gli ebrei dicono mwwwAdonai, cioè "Signore". Nelle conversazioni quotidiane dicono mwxaHaShem (in ebraico "il nome", come appare nel libro del Levitico XXIV,11) quando si riferiscono a Dio. Per tale ragione un ebreo osservante scriverà il nome in modo modificato, ad esempio come D-o. Gli ebrei oggi durante la lettura del mwxqmwxgTanakh (Bibbia ebraica) quando trovano il tetragramma (presente circa 6000 volte) non lo pronunciano.
• Nell'ambito della letteratura religiosa arabo musulmana il nome di Dio è mwyaAllāh (الله) riservando il nome generico di mwyqilāh (إله; nel caso del Dio unico allora mwygal-Ilāh il-Dio) per le divinità delle altre religioni. Il termine arabo mwywAllāh viene probabilmente dall'aramaico mwzaAlāhācite-ref-12[12]). Nel mw0qCorano, il libro sacro dell'mw0gIslam, l'Essere supremo rivela che i suoi nomi sono mw0wAllāh e mw1aRahmān (il "Misericordioso"). La cultura islamica parla di 99 "Bei Nomi di Dio" (mw1qmw1gal-asmā‘ al-husnà), che formano i cosiddetti nomi teofori, abbondantemente in uso in aree islamiche del mondo: 'Abd al-Rahmān, 'Abd al-Rahīm, 'Abd al-Jabbār, o lo stesso 'Abd Allāh, formati dal termine "'Abd" ("schiavo di"), seguito da uno dei 99 nomi divini.
• Nella mw2alingua sumera il grafema distintivo della divinità è (mw2gdingir), probabilmente inteso come "centro" da cui la divinità si irradia.cite-ref-13[13]
• Nella cultura religiosa sanscrita, fonte del mw4avedismo, del mw4qbrahmanesimo e dell'mw4ginduismo, il nome generico di un dio è mw4wmw5adeva (देवता) riservando, a partire dall'induismo, il nome di mw5qmw5gĪśvara (ईश्वर, "Signore", "Potente", dalla radice mw5wsanscrita mw6aīś "avere potere") alla divinità principale.cite-ref-14[14] Il termine mw7qdeva è correlato, come ad esempio il termine latino mw7gdeus, alla radice indoeuropea già citata richiamante lo "splendore", la "luminosità". In tale alveo la divinità femminile si indica con il nome di mw7wdevī, termine che indicherà con la mw8aMahādevī (Grande Dea) un principio femminile primordiale e cosmico di cui le singole divinità femminili non sono che manifestazioni.cite-ref-15[15]
• Nella cultura religiosa iranica preislamica il termine utilizzato è l'mw9gavestico mw9wmw-aAhura ("Signore") che corrisponde al mw-qsanscrito mw-gmw-wAsura;cite-ref-16[16] acquisendo il nome di mwaqaAhura Mazdā ("Signore Saggio" mwaqepersiano اهورا مزدا) l'unico dio del monoteismo mwaqizoroastriano.cite-ref-17[17]
• Nell'ambito della fede mwaqgbahá’í, nel mwaqkmwaqoKitáb-i-Íqán, la principale opera teologica mwaqsbaha’í, Dio viene descritto come “Colui Che è l’Orbe centrale dell’universo, sua Essenza e suo Fine ultimo”. mwaqwBahá’u’lláh insegna che Dio non è mai stato e mai sarà direttamente conoscibile ai comuni mortali, ma che i suoi attributi le sue qualità e i suoi insegnamenti si possono apprendere, e si sono gradualmente evoluti nella nostra comprensione, imparandoli dalle sue manifestazioni divine (che nella teologia mwaq0bahá’í sono ravvisabili lontanamente anche negli avatar induisti o nei profeti antecedenti Abramo). Le più recenti e tuttora onorate e amate manifestazioni sono i grandi profeti ed insegnanti delle principali tradizioni religiose e includono Krishna, Buddha, Zoroastro, Maometto, Bahá’u’lláh... La fede bahá’í è in sé prettamente monoteistica, predica dunque l’unità di tutte le religioni e insegna che queste antichissime, antiche e molteplici rivelazioni sono state necessarie per soddisfare i bisogni dell'uomo e dell’umanitá, furono adatte ai diversi tempi storici dello sviluppo umano e alle sue varie culture, e tutte loro fanno parte di un unico piano divino di mwaq4rivelazione progressiva per l’educazione dell’umanitá.
• Il carattere mwaracinese per "dio" è 神 (mwareshén). Esso si compone al lato sinistro di 示 ( mwarishì "altare" oggi nel significato di "mostrare") a sua volta composto da 丁 (altare primitivo) con ai lati 丶 (gocce di sangue o di libagioni). E a destra 申 (mwarmshēn, giapp. mwarqshin o mwarumōsu) sta per "dire" "esporre" qui meglio come "illuminare", "portare alla luce". Quindi ciò che dall'altare conduce alla chiarezza, alla luce, dio. Rende il sanscrito mwarydeva e da questo deriva sia il lemma mwarcgiapponese di carattere identico ma pronunciato come mwargshin sia quello mwarkcoreano 신 (sin) e il termine mwarovietnamita mwarsthân. Anche il mwarwtibetano mwar0lha. Quindi 天神 (mwar4tiānshén, giapp. mwar8tenjin, mwasatennin, coreano 천신 mwasech'ŏnsin vietnamita mwasithiên thần: dio del cielo) dove al già descritto carattere 神 si aggiunge 天 (mwasmtiān, giapp. mwasqten) col significato di "cielo", "celeste", dove si mostra ciò che è in "alto" è "grande" (大 persona con larghe braccia e grandi gambe ad indicare ciò che è "largo", "grande").

Fenomenologia della religione

Il termine "dio" si applica ad ambiti storicamente e culturalmente diversi e non è quindi facilmente definibile. Nella mwascfenomenologia della religione viene individuato un'origine condivisa di tali significati, collocabile nella comune esperienza del sacro e della straordinarietà della sua potenza. La complessità della definizione, così come la tensione dell'esperienza religiosa verso qualcosa di "mwasototalmente altro" rispetto a ciò che è ordinariamente percepito, è efficacemente descritta dallo mwassstudioso delle religioni olandese mwaswGerardus van der Leeuwcite-ref-18[18]:

«Quando diciamo che

Dio

è l'oggetto dell'esperienza religiosa vissuta, dobbiamo tener presente che

Dio

è spesso una nozione assai poco precisa; molte volte questa nozione non si identifica affatto con quel che abitualmente intendiamo per Dio. L'esperienza religiosa vissuta si riferisce a qualche cosa: in molti casi è impossibile dire più di questo, e perché l'uomo possa a attribuire a questo

qualche

cosa un qualsiasi predicato, è necessario che venga costretto a rappresentarselo come qualche cosa di

diverso

. Sull'oggetto della religione quindi si potrà dire anzitutto questo: è qualche cosa di

diverso

,

che sorprende

. Con

Söderblom

, è il caso di trovare la meraviglia all'inizio non solo della filosofia, ma anche della religione. Finora non si parla affatto di soprannaturale o di trascendente, anzi si può parlare di

Dio

soltanto in modo improprio; abbiamo soltanto un'esperienza vissuta, collegata al diverso che stupisce. Lungi dal prospettare la minima teoria e neppure la più elementare generalizzazione, ci contentiamo della constatazione empirica: quest'oggetto esce dall'ordinario. E ciò risulta dalla

potenza

che l'oggetto sprigiona.»

(Gerardus van der Leeuw. Phänomenologie der Religion (1933). In italiano:Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002, pagg.7-8)

«Infine, la relazione degli uomini con questa potenza è caratterizzata dallo stupore, dal timore, in casi estremi dallo spavento (

Marett

usa qui la bella parola inglese

awe

). Questo perché la potenza è considerata non soprannaturale ma straordinaria,

diversa

. Gli oggetti e le persone investiti di potenza hanno una natura specifica, quella che noi chiamiamo

sacra


(Gerardus van der Leeuw. Op.cit. pagg.11-2)

Sempre in ambito fenomenologico-religioso si è ritenuto di individuare delle costanti nei significati e nelle rappresentazioni attribuite al "dio" inteso come essere supremo nelle differenti culture:

«Quel che non ammette alcun dubbio è la quasi-universalità della credenza in un Essere divino celeste, creatore dell'Universo e garante della fecondità della terra (grazie alle piogge che versa). Questi Esseri sono dotati di prescienza e sapienza infinite, hanno instaurato le leggi morali, spesso anche rituali del clan, durante la loro breve dimora sulla terra; sovrintendono all'osservanza delle leggi, e fulminano con la folgore chi le viola.»

(Mircea Eliade. Traité di historie des religions (1948). In italiano:Trattato di storia delle religioni. Torino, Boringhieri, 1984, pag.42)

«Una delle maggiori conquiste dell'attuale ricerca storico-religiosa va senz'altro considerata la dimostrazione che quasi tutti i popoli, quelli senza scrittura e quelli civilizzati, hanno una fede in Dio. La fede in Dio rappresenta dunque il punto centrale della religione. Questa fede presenta, com'è ovvio, i caratteri più disparati da una religione all'altra; ma si possono osservare delle tipiche varianti che ricorrono con sorprendente regolarità nel corso della storia delle religioni. Grosso modo avviene questo: le specie principali di fede in Dio a noi note si distribuiscono attraverso l'intero spettro delle varie religioni storiche, cosicché non è in base a una diversa forma di fede nella divinità che l'una religione si distingue dall'altra. È dato invece di rilevare che spesso in una stessa religione coesistono diverse immagini e concezioni della stessa divinità.»

(Geo Widengren. Religionsphänomenologie (1969). In italiano: Fenomenologia della religione. Brescia. EDB, 1984, pag.121)

Analisi filosofica

Filosofia greca

I mwaumGreci si posero anche il problema dell'mwauqesistenza di Dio. Numerosi filosofi si occuparono, più o meno indirettamente, della questione. Nei mwauupresocratici ad esempio la mwauyfilosofia naturalistica, che dominava sulle altre, spesso condusse alla ricerca di un principio primo o mwaucmwaugarchè, sia nei filosofi di mwaukMileto che in mwauoEraclito, oppure ad un mwausEssere come negli mwauweleati (mwau0Parmenide su tutti). mwau4Anassagora riteneva l'universo mosso da un'intelligenza suprema (mwau8mwavaNous), mentre mwaveDemocrito sembrava non contemplare l'idea di un disegno divino nel cosmo.

mwavmSocrate, come riporta mwavqSenofonte nei mwavumwavyMemorabili, fu particolarmente votato all'indagine sul mwavcdivino: svincolandolo da ogni interpretazione precedente, lo volle caratterizzare come "bene", "intelligenza" e "provvidenza" per l'uomo.cite-ref-19[19] Egli affermava di credere in una particolare divinità, figlia degli dèi tradizionali, che indicava come mwavwmwav0dáimōn: uno spirito-guida senza il quale ogni presunzione di sapere è vana. In Socrate infatti ricorre spesso il tema della sapienza divina più volte contrapposta all'ignoranza umana.cite-ref-20[20] Concetto ribadito anche a conclusione della sua mwawiApologia:

«Ma ecco è l'ora di andare, per me di andare a morire, e per voi di continuare a vivere; chi di noi vada verso un migliore destino è oscuro a tutti, fuori che a Dio.»

(Platone, Apologia di Socrate, 42 a)

mwawuPlatone parla del divino in molti dei suoi mwawymwawcDialoghi. Nella mwawgmwawkRepubblica, per esempio, fa una critica alle visioni del tempo, secondo le quali il Dio (o gli dèi) era presentato con molti vizi umani. Nel libro X delle mwawoLeggi tenta di articolare una prova dell'esistenza del divino partendo dal movimento e dall'anima, e difende in modo preciso l'idea di una provvidenza divina rispetto al mondo umano. mwawsAristotele giungerà a dimostrare la necessità filosofica di un dio come motore immobile, mwawwcausa prima non causata. Egli suddivideva le scienze in tre rami:

• mwaw8fisica, in quanto studio della natura;
• mwaxematematica, o studio dei numeri e delle quantità;
• e mwaxmteologia, da lui giudicata la più eccelsa delle scienze,cite-ref-21[21] dato che il suo argomento, il divino e le sostanze separate, rappresenta l'essere più alto e degno di venerazione.

Secondo mwaxkAristotele solo il divino è mwaxomwaxsvero essendo «fisso e immutabile»; lmwaxw'mwax0mwax4essere vero, come già in mwax8Parmenide e mwayaPlatone, è ciò che è «necessario», perfetto, quindi stabile, non soggetto a mutamenti di nessun genere. Il mwayemwayidivenire invece è una forma inferiore di realtà che si può anche studiare, ma non conduce ad alcun sapere universale.

«Se esiste qualcosa di eterno ed immobile separabile dalla materia, è evidente che la conoscenza di esso concerne una scienza teoretica che non è la fisica né la matematica, ma di una scienza superiore, la

teologia

. [...] Se la divinità è presente in qualche luogo, essa è presente in una natura siffatta [

eterna e immutabile

], ed è indispensabile che la scienza più veneranda si occupi del genere più venerando.»

(Aristotele, Metafisica, Libro VI, 1º, 1026 a)

La mwayufilosofia nel senso più alto era quindi da lui intesa solo come "scienza del divino", ovvero «scienza dell'essere in quanto essere»,cite-ref-22[22] distinto dall'«essere per accidente»cite-ref-23[23] che concerne la semplice realtà naturale e percepibile. Ad esempio la filosofia naturalistica come quella di Talete e Anassimandro, di Leucippo e di Democrito, era per lui solo una forma di sotto-conoscenza dell'accidentale, del precario e del particolare.

«Il primo motore dunque è un essere necessariamente esistente e in quanto la sua esistenza è necessaria si identifica col Bene, e sotto tale profilo è principio assoluto. [...] Se perciò Dio è sempre in uno stato di beatitudine, che noi conosciamo solo qualche volta, un tale stato è meraviglioso, e se la beatitudine di Dio è ancora maggiore essa deve essere oggetto di meraviglia maggiore. Ma Dio è appunto in tale stato!»

(Aristotele, Metafisica, XII, 7, 10-12cite-ref-24[24])

Deismo

La visione mwazudeista della divinità sottintende la convinzione di poter giustificare razionalmente l'esistenza di un dio, tipo di visione diffusasi soprattutto nell'età dell'mwazyIlluminismo. Deista era, per esempio, mwazcVoltaire. Il deismo ritiene che l'uso corretto della mwazgragione consenta all'mwazkuomo di elaborare una religione naturale e razionale completa ed esauriente, capace di spiegare il mondo e l'uomo. Esso prescinde completamente da ogni rivelazione positiva e le si oppone, basandosi su alcuni principi elementari, primo fra tutti quello dell'mwazoesistenza della divinità come base indispensabile per affermare e spiegare l'ordine, l'armonia e la regolarità nell'universo.

Il concetto alla base del deismo, quello di una divinità eminentemente creatrice, ma anche ordinatrice e razionalizzatrice, è immediatamente utilizzabile, nell'ambito della classificazione tra teoetotomie e religioni ed in ottica etnologica, per identificare questi secondi modelli rispetto alle prime. In una religione rivelata infatti la divinità non esplica solo una funzione creatrice ma anche quella di censore/supervisore etico dell'uomo. Questa modalità di intendere il profilo della divinità è una modalità contingente che si può ritrovare solo su sistemi di culto connessi con modelli sociali di tipo classistico. Il passaggio da modelli deistici a modelli teoetotomistici, corroborato da varie evidenze antropologiche, è stato invocato per spiegare il mito del mwazwpeccato originale.

Questa trasformazione socio culturale può essere infatti invocata per interpretare il passaggio dalla condizione anteriore alla manducazione del pomo dell'albero, detto dall'agiografo della conoscenza del bene e del male, in cui l'uomo, vivendo in contesti deistici non era in grado di sperimentare la condizione di conoscenza di eventuali gesti e scelte da intendere quale opposizione alla volontà della divinità (male) da gesti e atteggiamenti graditi alla stessa (bene). Le forme deistiche, non teoetotomistiche, non contemplano infatti alcun concetto di peccato/corruzione/impurità. Questo implica che in esse la sfera etica sia sottratta dall'ambito confessionale, di fede. L'uomo dunque non può conoscere il bene e il male. È immediata la possibilità di identificare questa valenza nel nome dato all'albero in questione.

La conoscenza del bene e male, vere e proprie categorie teologiche, è infatti possibile solo in un contesto dove la divinità emani norme e leggi o principi etici a cui l'individuo si deve attenere, pena l'incorrere in sanzioni/condanne. La concezione deistica, nata in un'epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, intende così, mediante il solo uso della ragione, porre fine ai contrasti fra le varie religioni rivelate in nome di quell'univocità della ragione, sentita, in particolare nell'ottica dell'mwaz8illuminismo, come l'unico elemento in grado di accomunare tutti gli esseri umani.

Influenza culturale

Letteratura

La figura di Dio è il tema centrale di molte opere della letteratura mondiale.

• mwaauDante Alighieri, poeta fiorentino del mwaayXIII secolo e padre della mwaaclingua italiana, nel mwaagXXXIII canto del mwaakParadiso della mwaaomwaasDivina Commedia nel verso 145, si riferisce a Dio con queste parole: «L'Amor che move il sole e l'altre stelle».
• mwaa0Kabīr, poeta e mistico mwaa4mwaa8hindu del mwabaXV secolo, nella sua raccolta denominata mwabeSākhīcite-ref-25[25] (Testimonianza) così si esprime: «Canta la gloria di Dio, e la tua bocca si colmerà di dolcezza, mentre la Sua benevolenza ti scalderà l'anima. Il nome che pronunci legherà il tuo spirito al Parmātmācite-ref-26[26]».
• mwabsSøren Kierkegaard, filosofo cristiano mwabwluterano mwab0danese, nella sua opera mwab4mwab8Postilla conclusiva non scientifica alle briciole di filosofia parlando delle qualità di Dio e della sua mwacaesistenza, dà questa originale definizione: «Dio non pensa, Egli crea. Dio non esiste, Egli è eterno. L'uomo pensa ed esiste e l'esistenza separa pensiero ed essere, li distanzia l'uno dall'altro nella successione».cite-ref-27[27]

Note

cite-note-11. citereftreccani-diomwacsmwacwDio, in mwac0Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-22. citereftreccani-dio2mwademwadiDio, in mwadmTreccani.it – mwadqVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-33. Cfr. ad es. Mario Bendiscioli. mwadkDio in mwadoEnciclopedia di filosofia. Milano, Garzanti, 2007, pag.266
cite-note-44. Maurice O'Connell Walshe, mwad4A Concise German Etymological Dictionary. London, Broadway House, 1952.
cite-note-55. mwaeiEric Partridge. mwaemGod in mwaeqOrigins. Londra e NY, Routledge, 2007
cite-note-66. Dopo una disamina sulle possibili connessioni, mwaegPierre Chantraine nel suo mwaekDictionnaire étymologique de la langue grecque tomo II, Parigi, Klincksieck, 1968 pag. 430, così conclude mwaeo mwaew«Finalement l'ensemble reste incertain»
cite-note-77. 2 voll., mwafa1969, Paris, Minuit. Ed. italiana (a cura di Mariantonia Liborio) mwafeIl vocabolario delle istituzioni indoeuropee, Torino, Einaudi, 1981
cite-note-88. Quindi mwafuthésphatos (stabilito da una decisione divina), mwafythespéios ('meraviglioso' inerente al canto delle mwafcsirene, "enunciato di origine divina"), mwafgthéskelos (più incerto, "prodigioso o divino")
cite-note-99. Crf. Volume II, pag. 385.
cite-note-1010. mwaf8 mwage«The oldest Semitic term for God is ʾel (corresponding to Akkadian ilu(m), Canaanite ʾel or ʾil, and Arabic ʾel as an element in personal names). The etymology of the word is obscure. It is commonly thought that the term derived from a root ʾyl or ʾwl, meaning “to be powerful” (cf. yesh le-el yadi, “It is in the power of my hand,” Gen. 31:29; cf. Deut. 28:32; Micah 2:1). But the converse may be true; since power is an essential element in the concept of deity, the term for deity may have been used in the transferred sense of “power.”» mwagi(Marvin Fox. mwagqEncyclopaedia Judaica, vol.7. NY, Gale, 2007 pag.672)
cite-note-1111. Per le diverse ipotesi sul suo significato cfr. mwaggtetragramma biblico.
cite-note-1212. mwagwLouis Gardet. mwag0Allah in mwag4Encyclopaedia of Islam vol.1. Leiden, Brill, 1986, pag.406
cite-note-1313. mwahi mwahq«il grafema rappresenta un punto da cui si irradiano delle linee in otto direzioni dello spazio (ovvero: le bisettrici dei quattro punti angoli del mondo): esso è quindi da riferire al concetto studiato da Eliade e indicato con l'espressione "ombelico del mondo", ovvero il concetto di un centro di irradiazione da cui scaturisce una realtà, così come il feto si forma attorno all'ombelico [...]. I significati "spiga", "grappolo" per il grafema AN corroborano questa interpretazione: infatti le spighe e il grappolo di datteri si dipartono rispettivamente dallo stelo e dal picciolo in maniera analoga al feto dell'ombelico (ovvero come appare il neonato rispetto al cordone ombelicale). [...] An era concepito come realtà divina celeste che costituiva la fonte, il principio delle divinità.» mwahu(Pietro Mander. mwahcLa religione dell'antica Mesopotamia, Roma, Carocci, pag. 70)
cite-note-1414. H.P. Sullivan. mwahsĪśvara in mwahwEnciclopedia delle Religioni, vol.9. Milano, Jaca Book, 2006, pag.185
cite-note-1515. Cfr. ad es. David Kinsley in mwaieEnciclopedia delle religioni, vol.9. Milano, Jaca Book, 2006 (1988) pag.86 e Rachel Fell Mcdermott. mwaimEncyclopedia of Religion vol.6. NY, Macmillan, 2006, pag. 3608
cite-note-1616. mwaicJacques Duchesne-Guillemin. in mwaigDictionnaire des Religions (a cura di mwaikPaul Poupard). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: mwaioDizionario delle religioni. Milano, Mondadori, 2007, pag.31. mwaisGherardo Gnoli. mwaiwAhuras in mwai0Encyclopedia of Religion vol.1. NY, Macmillan, 2004, pag.205
cite-note-1717. Nei versi 7 e 8 dello "mwajeYašt ad Ahura Mazdā", contenuto nella mwajiKhordah Avestā, Ahura Mazdā elenca i nomi con cui egli può essere indicato: mwajq mwajy mwajc(avestico) mwajk«âat mraot ahurô mazdå, fraxshtya nãma ahmi ashâum zarathushtra bityô vãthwyô thrityô ava-tanuyô tûirya asha vahishta puxdha vîspa vohu mazdadhâta ashacithra xshtvô ýat ahmi xratush haptathô xratumå ashtemô ýat ahmi cistish nâumô cistivå, dasemô ýat ahmi spânô aêvañdasô spananguhå dvadasô ahurô thridasô sevishtô cathrudasô imat vîdvaêshtvô pañcadasa avanemna xshvash-dasa hâta-marenish haptadasa vîspa-hishas ashtadasa baêshazya navadasa ýat ahmi dâtô vîsãstemô ahmi ýat ahmi mazdå nãma» mwajo(italiano) «Così rispose Ahura Mazdā: "Il mio nome è Ahmi (Io sono). Io sono l'Interrogabile, colui che può essere interrogato, o santo Zarathuštra. Il mio secondo nome è Vanthvyō (il Pastore), il Datore e protettore del gregge. Il mio terzo nome è Ava-tainyō, il Forte che tutto pervade. Il mio quarto nome è Aša Vahišta, la perfetta santità, l'ordine e la rettitudine, la verità assoluta. Il mio quinto nome è Vispa Vohu Mazdadhātā, tutte le cose buone create da Mazdā, che discendono da Aša Cithra (Santo Principio). Il mio sesto nome è Xratuš, intelletto e divina saggezza. Il mio settimo nome è Xratumāo, colui che ha comprensione, che è posseduto dalla divina saggezza diffusa su tutto il creato. Il mio ottavo nome è Cištiš, conoscenza, divina intelligenza ricolma di conoscenza. Il mio nono nome è Cistivāo, possessore della divina intelligenza. Il mio decimo nome è Spānō, prosperità e progresso. Il mio undecimo nome è Spananghauhao, colui che produce prosperità. Il mio dodicesimo nome è Ahura, il Signore creatore della vita. Il mio tredicesimo nome è Sevišto, il più benefico. Il mio quattordicesimo nome è Vīdhvaēštvō, colui in cui non c'è danno. Il mio quindicesimo nome è Avanemna, l'inconquistabile. Il mio sedicesimo nome è Hāta Marēniš, colui che conta le azioni dei mortali. Il mio diciassettesimo nome è Vispa Hišas, l'onniveggente. Il mio diciottesimo nome è Baēšazayā, colui che risana o dona buona salute. Il mio diciannovesimo nome è Dātō, il creatore. Il mio ventesimo nome è Mazdā, l'onnisciente, colui che crea con il pensiero.» mwajw(mwaj0Yašt, I,7-8. Traduzione di mwaj4Arnaldo Alberti in mwaj8mwakaAvestā. Torino, UTET, 2008, pag.283)
cite-note-1818. Su van der Leeuw cfr. anche Roberto Cipriani, mwakqManuale di Sociologia della Religione, Borla, 1997, pagg. 140-142.
cite-note-1919. Senofonte. mwakgMemorabili I, 4.
cite-note-2020. «Ma la verità è diversa, o cittadini: unicamente sapiente è il dio; e questo egli volle significare nel suo mwakworacolo, che poco vale o nulla la sapienza dell'uomo» (Platone, mwak0Apologia di Socrate, 23 a).
cite-note-2121. Aristotele, mwaleMetafisica, VI, 1, 1026 a, 18-22.
cite-note-2222. mwaluIvi, 2-21.
cite-note-2323. mwalkIvi, 30-32.
cite-note-2424. Aristotele, mwal0Metafisica, Laterza, Roma-Bari 1982, pp.356-358.
cite-note-2525. II, 31; in mwameMistici indiani medievali (a cura di Laxman Prasad Mishra). Torino, Utet, 1971, pag.236
cite-note-2626. Da intendere come "Anima Suprema", Dio.
cite-note-2727. mwamkmwamoPostilla conclusiva non scientifica alle briciole di filosofia, 1846 (tr. it. in S. Kierkegaard, mwamsLe grandi opere filosofiche e teologiche, Milano, Bompiani, 2013, p. 1211.)

Bibliografia

• mwam8Walter Burkert, mwanamwaneLa religione greca di epoca arcaica e classica, Jaca Book, Milano 1984.
• mwanmHans Küng, mwanqExistiert Gott?, R. Piper e Co. Verlag, München 1978, (mwanuDio esiste? Risposta al problema di Dio nell'età moderna a cura di Giovanni Moretto, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1979.)
• Lindsay Jones (a cura di), mwancEncyclopedia of Religion. Second Edition, Detroit, Thomson Gale, 2005, vol. 5, voce: mwangGod, pp.mwank 3537-3579.
• Lindsay Jones (a cura di), mwansEncyclopedia of Religion. Second Edition, Detroit, Thomson Gale, 2005, vol. 6, voce: mwanwgods and goddesses, pp.mwan0 3616-3624.
• mwan8Mary Lefkowitz, mwaoaDèi greci, vite umane. Quel che possiamo imparare dai miti, a cura di G. Arrigoni, A. Giampaglia, C. Consonni, UTET Università, 2008.
• mwaoiGerardus van der Leeuw, mwaomPhanomenologie der Religion (1933). (mwaoqFenomenologia della religione, Boringhieri, Torino, 2002.)
• mwaoyAlan W. Watts, mwaocIl Dio visibile. Cristianesimo e misticismo, trad. di A. Gregorio, Bompiani, Milano, 2003.

Voci correlate

La nozione di divinità nella storia e nelle culture religiose

• mwaowSumeri - mwao0Dio (Sumeri)
• mwao8Egizi - mwapaDivinità egizia
• l'mwapuIran antico e nell'mwapyAvestā - mwapcAhura Mazdā
• mwapkEbraismo - mwapoDio (ebraismo) e mwapsYahweh
• mwaqwIslām - mwaq0Dio (Islam) e mwaq4Allah
• mwaraInduismo - mwareDio (Induismo) e mwariBrahman

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itDio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-filosofiaDio, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefsapere-itDio, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) God, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Dio, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Dio / Dio (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
• (EN) God, su Comic Vine, Fandom.
• mwasm(EN) Brian Morley, Western Concepts of God, su Internet Encyclopedia of Philosophy.